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Che cosa sono gli Agrumi?

Piante e frutti

Agrume deriva dal latino acer, cioè "aspro", con riferimento al sapore dei frutti, mentre in botanica con il termine agrume si indicano sia i frutti sia le piante delle diverse specie appartenenti alla sottofamiglia Aurantioideae (famiglia delle Rutaceae). Le specie coltivate si suddividono in tre generi, Citrus, Fortunella e Poncirus:

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L'esperidio

Il frutto dell’agrume è un esperidio, una specie di bacca la cui polpa è divisa in spicchi contenenti un certo numero di semi. Le bucce sono costituite da un'epidermide formata da cere epicuticolari a forma di piastrine, al disotto della quale si trova il flavedo caratterizzato dal colore giallo, verde o arancio. Nel flavedo sono localizzate le vescicole oleifere che sono caratterizzate da pareti molto sottili e fragili. Successivamente si trova l'albedo formato da cellule a struttura tubolare che formano una vera e propria rete con la maggior parte del volume tissutale compresso nello spazio intercellulare. Segue l'endocarpo dei frutti con i carpelli che contengono le vescicole dove si trova il succo e i semi. La resa del succo degli agrumi varia a seconda di specie, varietà, maturazione, coltivazione, clima. I semi, se presenti, sono biancastri, ovoidali, contenenti più embrioni: uno solo di questi però deriva dalla fecondazione della oosfera, mentre gli altri sono partenocarpici (apogamia) e derivano dalle cellule della nucella stimolate dall’embrione fecondato. La parte più interna del frutto (core) è formata da un tessuto spugnoso simile a quello dell'albedo.

Per quanto i generi e le specie definite siano limitate, è corretto ricordare che esistono moltissime varianti e mutazioni naturali, sia per quanto riguarda l’infiorescenza, sia per quanto concerne i frutti. Non bisogna poi dimenticare che le possibilità di ibridazione degli agrumi sono elevatissime. La maggior parte dei generi e praticamente tutte le specie oggi conosciute sono infatti i risultati di fortunate ibridazioni che durante il passare del tempo hanno mantenuto le proprietà iniziali. Particolare fortuna hanno avuto gli incroci tra mandarino e vari tipi di arancio, dal mandarancio alla clementina ed al tangerino. Tra gli incroci attualmente sul mercato si possono citare il mapo, il lipo, il pompìa, il limo, ed altri prodotti di notevole interesse ma di incerta possibilità di sviluppo costante. Gli agrumi sono piante sempreverdi (Poncirus escluso). Le foglie sono lanceolate o ellittiche, intere, coriacee, articolate sul picciolo. Sembrano foglie semplici, ma sono in realtà la foglia centrale di un antico insieme di tre foglioline che è andato perduto con lo sviluppo; solo il Poncirus conserva la forma originale a tre unità. Nelle piante da seme ci sono delle spine più o meno grandi accanto alle foglie, ma le piante che vengono coltivate nei frutteti di solito le perdono. Se però un agrume viene abbandonato e si inselvatichisce, torna a mettere le spine.

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La zàgara

I fiori si chiamano zàgare e crescono in infiorescenze corimbose oppure solitari. La corolla a petali liberi racchiude moltissimi stami; il pistillo ha un ovario con almeno cinque logge ricche di ovuli. I fiori degli agrumi sono generalmente bianchi, sebbene alcune specie presentino boccioli variamente colorati, per cui alle volte i petali conservano lievi sfumature di colore all'attaccatura. I fiori di limone e di cedro hanno generalmente una sfumatura violacea. A seconda della specie, i fiori sono di grandezza variabile, e possono misurare da 1 a 5 cm di diametro. Sono tutti molto profumati.

Storia

Gli agrumi dei quali si ha la più lontana memoria sono il kumquat, il pompelmo e l’Yuzu, ben noti in Cina al tempo dell’imperatore Ta Yu (2205-2197 a.C.). Sempre in Cina, verso la fine della dinastia Chou (1027-256 a.C.).

In India, nell’epoca precedente all’800 a.C., in lingua sanscrita, con il termine Jambhila veniva descritto un frutto somigliante al cedro o al limone, In Indocina vi era un interesse rivolto alla coltura delle lime (frutti non eduli, appartenenti al sottogenere Papeda).

Nel 327 a.C. Alessandro Il Grande nella sua opera di ellenizzazione del mondo portò al suo seguito non solo eserciti militari ma anche studiosi e scienziati tra i quali botanici che chiamarono il cedro “pomo della Media” o anche “pomo della Persia”.

Il primo agrume a giungere in Europa fu il cedro, come ci dice Teofrasto in un suo scritto (310 a.C.)

L’arancio amaro, i mandarini e, forse, l’arancio comune compaiono nella letteratura cinese durante la dinastia degli Han (202 a.C.–220 d.C.), mentre Virgilio, intorno al 30 a.C., lo descrisse per la prima volta nelle Georgiche.

Nella mitologia greca, il cedro rappresentò il dono nuziale che Zeus diede ad Era. In principio al frutto venne dato il nome di “Esperidio” perché il mito racconta che una delle fatiche di Ercole consistette nel furto dei pomi (cedri), coltivati nel giardino delle Esperidi, da cui il nome botanico “Esperidio”.

Gli Arabi dalla Cina riportarono i frutti più fragranti tra cui gli agrumi e ad applicare elaborate tecniche agronomiche (600 d.C.). Gli Arabi conobbero presumibilmente l’arancio amaro in India e da lì lo trasportarono dapprima nella penisola arabica e, parallelamente alla loro espansione militare e culturale, nell’Africa settentrionale, in Spagna ed in Sicilia intorno al X secolo. L’arrivo in Sicilia del limone e dell’arancio amaro (900-1000 d.C.), ha segnato l’inizio di una diffusione costante della coltura degli agrumi: limoni, aranci e cedri sono coltivati nei giardini della Zisa, reggia della Palermo araba, nei primi anni del Cinquecento.

L’introduzione dell’arancio dolce, di origine cinese, è avvenuta soltanto tra il XV e il XVI secolo per opera dei genovesi e dei portoghesi. La coltivazione degli agrumi per finalità produttive si è sviluppata solo successivamente, tra il XVI e il XVII secolo, diffondendosi oltre che in Sicilia, anche sulle coste liguri, tirreniche e in Spagna.

Alla fine del 1800, in diverse parti del mondo, l’agrumicoltura da attività di decorazione e di giardinaggio si è trasformata in esercizio industriale e commerciale, occupando attivamente alcuni operatori del settore vivaistico in questo particolare ambito produttivo. Nonostante ciò, oggi gli agrumi vengono coltivati prevalentemente per la produzione di frutti da destinare al consumo fresco o alla trasformazione.